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Assumere con i social network

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Sette direttori del personale su dieci vanno su Internet per cercare profili e notizie sui candidati prima di decidere l’assunzione
. Il dato emerge dall’indagine di Gidp, l’associazione dei direttori del personale.

Quello che cercano i selezionatori sono soprattutto informazioni sulla personalità del candidato. Vogliono capire se il suo stile di vita è coerente con la posizione e la filosofia aziendale.

Su Internet ci sono, infatti, molte informazioni utili proprio per individuare la personalità del candidato che ci si trova davanti.

Digitano sui motori di ricerca il nome e cognome di chi gli ha inviato un curriculum, i direttori del personale esaminano i dati pubblicati nei social network e verificano le competenze. In questo modo ottengono informazioni preziose sul candidato e non sempre quel che trovano piace loro.

Tra quello che sarebbe meglio evitare di scrivere ci sono soprattutto le opinioni negative e i commenti sul precedente datore di lavoro. Anche mentire su quanto scritto sul c.v. può essere un serio problema.

Le figure che vengono più attentamente esaminate sono quelle che devono ricoprire posizioni dirigenziali, anche perché su internet, soprattutto nei social network professionali, i responsabili del personale ricercano i profili della concorrenza. Informazioni preziose per la valutazione dei candidati e che prima d’ora era molto difficile ottenere.

In questo modo, le imprese possono costruire una rosa di candidati senza ricorrere a società specializzate o alla pubblicazione d’inserzioni, conseguendo un considerevole risparmio sui costi di selezione.

La bioedilizia

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Lo sviluppo dell’edilizia sostenibile (bioedilizia) porta con sé la richiesta di nuove figure professionali e l’esigenza, per i ruoli più tradizionali, di evolversi, per non perdere capacità attrattiva.

Il green building sta sostenendo il mercato dell’edilizia e per trovare lavoro nel settore è necessario un mix di competenze a livello di pianificazione del progetto, urbanistica, impiantistica e tecnologia dei materiali.

Tra le principali figure professionali coinvolte in quest’attività, troviamo l’architetto specializzato in biocompatibilità, che deve possedere una vasta conoscenza dei materiali eco-compatibili e del loro ambito di utilizzo, e il progettista d’impianti chiamato a integrare materiali e impianti, per rendere la costruzione conforme alle caratteristiche ambientali in cui deve essere inserita.

Cresce la richiesta di ingegneri esperti nella progettazione di edifici a basso impatto ambientale e di ingegneri esperti in impianti per la produzione di energia, oltre che di ingegneri con competenze in ambito commerciale, esperti nella vendita di strutture e impianti ad alto tasso di sostenibilità, soprattutto nel fotovoltaico. L’evoluzione del mercato sta cambiando le caratteristiche richieste ai professionisti, così ai tecnici commerciali sono richieste competenze nella definizione dei progetti, dei preventivi, nonché esperienza nella vendita.

La tutela dell’impatto ambientale da parte degli edifici non riguarda esclusivamente la fase di costruzione e o ristrutturazione. Nella vita dell’edificio è importante prestare attenzione anche ai consumi energetici. E’ in questo ambito che opera il facility manager, che ha il compito di ottimizzare gli spazi e minimizzare i consumi energetici. Di solito a svolgere questa funzione è un ingegnere specializzato in energy management.

Spesso il facility manager è affiancato dal tecnico per la verifica delle performance degli edifici, che ha il compito di effettuare stime del bilancio e dell’efficienza energetica dell’immobile, in ragione dei materiali e degli strumenti utilizzati per l’isolamento.

Il trovalavoro. Manuale di sopravvivenza

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Si intitola “Il trovalavoro. Manuale di sopravvivenza”, il libro di Richard Nelson Bolles (pubblicato da Sonda). Bolles è anche l’autore di “Ce l’hai il paracadute?”, la guida al lavoro più venduta al mondo, con oltre 10 milioni di copie in 26 paesi. “Sentivo che c’era bisogno di un testo più breve e meno costoso , in grado di aiutare chi si trova con l’acqua alla gola durante la ricerca di un’occupazione in questa fase di severa recessione economica”.

“Il principio base – spiega Bolles – è che più consistente è la forza lavoro, più posti vacanti si creano, a causa di fattori umani come il fatto che le persone si stanchino del proprio lavoro, vengano promosse, si trasferiscano altrove, si ammalino, vadano in pensione, muoiano improvvisamente. Inoltre, accanto a quelli vacanti, ci sono nuovi posti di lavoro che vengono continuamente generati dalla creatività e dalle nuove invenzioni, grazie al contributo dei progressi dell’informatica e delle nuove tecnologie”.

Secondo Bolles, per trovare lavoro occorre soprattutto lavorare sodo, perché cercarsi un’occupazione implica tempo, perseveranza e un’analisi continua di se stessi, delle proprie competenze e di come il mercato del lavoro sta cambiando.

Sono molti i modi di trovare lavoro. I cinque metodi migliori consigliati da Bolles sono: chiedere informazioni a familiari, amici, ex colleghi (una soluzione valida soprattutto in Italia, dove la conoscenza è il canale di assunzione più diffuso); bussare alla porta di aziende e di uffici; consultare le Pagine gialle, per individuare la aziende che più interessano e poi chiamarle o andarci di persona ; ancora meglio, fare quest’ultima operazione in gruppo, scambiandosi informazioni e consigli con altre persone.

Il metodo in assoluto peggiore è inviare il proprio curriculum alla cieca per ottenere un colloquio: funziona solo nel 7% dei casi.

Il cv va fatto nella maniera più precisa possibile, ma bisogna considerare che oggi, il vero curriculum è quello che si trova online ed è costituito dalle tante tracce che ognuno di noi si lascia dietro navigando su internet.

Ma, per l’autore, il metodo in assoluto più efficace è lavorare su se stessi, per capire in maniera chiara cosa si vuole, cosa si ha da offrire e cosa si sta cercando. “Non dovreste decidere che lavoro volete fare fino a quando non avrete capito chi siete esattamente”. Avere una visione dettagliata del proprio obiettivo aiuta a raggiungerlo molto più facilmente.

Con la recessione impiegati demotivati

In tempi di recessione anche le ambizioni e le speranze dei lavoratori perdono slancio e sembra non resti altro che sperare di mantenere il proprio impiego.

Secondo una ricerca della Global Workforce Study 2010 di Towers Watson, società di consulenza nelle risorse umane, che ha sentito più di ventimila dipendenti di aziende di 22 Paesi , solo 17 europei su cento si dichiarano davvero coinvolti da quel che fanno ogni giorno in ufficio (13 in Italia).

Le ragioni di questa involuzione, secondo Edoardo Cesarini della divisione italiana di Towers Watson, vanno in parte ricondotte alla crisi, ma anche ai “tagli dei costi e dei posti di lavoro nell’ultimo anno hanno sicuramente scosso molte certezze e modificato le aspettative delle persone. Tuttavia il livello di ‘coinvolgimento’ è anche riconducibile a specifiche pratiche e comportamenti organizzativi su cui le aziende possono e devono intervenire”.

La gran parte dei lavoratori si è ritrovata a dovere dire addio alle opportunità di carriera accontentandosi, nel migliore dei casi, di un aumento retributivo.

Molti degli intervistati lamentano, infatti, un appiattimento delle strutture organizzative e poca trasparenza riguardo le concrete opportunità di carriera. Molti sono i dipendenti, inoltre, che “lamentano la crescente non equità tra le retribuzioni degli executive ed i risultati da loro effettivamente conseguiti”.

Il problema non è solo di chi lavora ma riguarda, da vicino, anche l’organizzazione delle imprese. L’insoddisfazione potrebbe presto tradursi in fuga dei dipendenti insoddisfatti più talentuosi, verosimilmente proprio quando l’economia ricomincerà a girare per il verso giusto.