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L’ufficio confortevole aumenta la produttività

“Produrre e allestire uno spazio di lavoro di qualità è una scelta che non garantisce solo benessere ai lavoratori, ma direttamente e indirettamente un vantaggio economico per l’azienda”. È questa la conclusione a cui arrivano gli autori di “Investire sull’ufficio: come e perché. Lo spazio di lavoro come risorsa per migliorare l’azienda” (edito da Franco Angeli).

Da indagini effettuate su aziende di grandi dimensioni, risulta che elementi come il comfort, la qualità dell’aria, la temperatura e la luminosità possono produrre oscillazioni nella produttività fino al 30%.

Anche nell’eccellenza viene confermata questa tendenza. Analizzando gli spazi di lavoro di 758 vincitori del Premio Nobel, l’omonima Fondazione ha individuato infatti alcune caratteristiche comuni: una concentrazione di persone creative con competenze diverse, la possibilità di utilizzare reti di comunicazione e la presenza di ambienti informali (bar, mense, spazi comuni) dove il relax stimola lo scambio di idee.

Da qui l’opportunità che il luogo di lavoro diventi anche una sorta di piccola comunità, in cui avere momenti di svago e relazioni informali con i colleghi. Gli ambienti di relax hanno anche un impatto positivo per l’immagine dell’impresa, percepita all’esterno come sensibile alle esigenze dei lavoratori.

Importante, inoltre, mantenere viva l’identità del luogo di lavoro, creando ambienti più vicini allo specifico dell’artigiano piuttosto che la raccolta di scrivanie che potrebbero essere di qualsiasi azienda. Un dato da tenere ben presente, in tempi in cui si moltiplicano le postazioni di desk sharing, utilizzabili di volta in volta da lavoratori diversi.

Navigare aumenta la produttività

Secondo un’indagine realizzata dalla Melbourne University, chi naviga in ufficio su siti come Facebook o YouTube per motivi privati riesce a portare a compimento il 9 per cento di lavoro in più di chi non lo fa.

Gli impiegati che “perdono” un po’ del loro tempo su internet sono più produttivi di quelli che lavorano senza mai fare interruzioni. Sono più concentrati e più reattivi e capaci di eseguire al meglio quello che si chiede di far loro, in lungo arco temporale.

Lo studio sembra una risposta a quei molti dirigenti preoccupati che un numero sempre crescente di impiegati siano distolti dal lavoro da internet e per questo motivo hanno cominciato a prendere provvedimenti per impedire la navigazione soprattutto sui social network.

Secondo gli autori della ricerca, la navigazione d’intrattenimento è utile a mantenere la concentrazione e portare a compimento impegni anche per un lungo periodo, come quegli studenti che hanno bisogno di fare delle pause tra una lezione e l’altra per recuperare il livello di attenzione.

Non sono le interruzione in se a migliorare le performance, ma solo quelle intenzionali. Le interruzioni involontarie, al contrario, come email o telefonate indesiderate, influiscono negativamente sulla concentrazione e quindi sulle performance.

Secondo la ricerca, sette impiegati su dieci navigano su internet, prevalentemente alla ricerca d’informazioni su prodotti da acquistare o per leggere notizie o partecipare a qualche gioco online.

La conclusione cui giungono gli autori è che impedire la navigazione in ufficio è sbagliato, a condizione che il tempo trascorso sui siti di intrattenimento non superi un quinto dell’orario complessivo di lavoro.

La realtà in gioco

Secondo l’agenzia Gartner, specializzata nella ricerca nel campo dell’information technology, nel 2015 il 70% delle grandi imprese multinazionali utilizzerà metodi e strategie tipiche dei videogiochi per motivare i propri dipendenti e migliorare la produttività.

Nel suo libro “La realtà in gioco” (Apogeo edizioni) Jane McGonigal, una delle game designer più famose al mondo, spiega come i meccanismi dei videogame possono essere applicati nella vita di tutti i giorni, compresa quella lavorativa.

Per spiegare, McGonigal prende ad esempio “World of Warcraft”, uno dei giochi di maggior successo di tutti i tempi. Il giocatore tipico “finisce per dedicarci ogni settimana tante ore quante quelle di un impiego part time”.

“Un lavoro soddisfacente inizia sempre con due cose: un obiettivo chiaro e dei passi successivi effettivamente eseguibili per avvicinarsi al raggiungimento di quell’obiettivo”. I videogiochi hanno entrambe le cose e in più permettono di vedere in presa diretta i risultati del proprio impegno.

“Molti di noi fanno un lavoro che sembra più surreale che reale”, spiega lo scrittore Matthew Crawford, citato nel libro di McGonigal, “Lavorando in un ufficio, spesso risulta difficile vedere un risultato tangibile delle proprie fatiche. Che cosa esattamente si è ottenuto alla fine di una qualsiasi giornata?”.

Scrive McGonigal: “Un’inchiesta fra dirigenti di alto livello, fra cui Ceo, Cfo e presidenti ha rivelato che il 70% gioca regolarmente al computer durante le ore lavorative. La stragrande maggioranza degli alti dirigenti dichiara di prendersi ogni giorno delle pause per giocare che durano in media fra i quindici minuti e un’ora”.

Continua la McGonigal: “Tutti desideriamo con forza un lavoro semplice, diretto, che ci faccia sentire genuinamente produttivi. Ci rivolgiamo ai giochi perché ci aiutino ad alleviare quella sensazione frustrante che proviamo spesso, nel lavoro reale, di non fare progressi o non avere alcun impatto”.

Premi di produttività 2011

La possibilità di assoggettare a un’imposta sostitutiva di IRPEF ed addizionali, pari al 10%, i compensi legati all’incremento della produttività aziendale, costituisce la principale agevolazione fiscale riconosciuta ai titolari di redditi di lavoro dipendente nel corso degli ultimi anni.

Anche per il 2011, è previsto un regime fiscale agevolato, nel limite di 6.000 euro sulle somme correlate ad incrementi di produttività, erogate ai lavoratori dipendenti del settore privato, per i titolari di reddito di lavoro dipendente non superiore, nell’anno precedente, a 40.000 euro.

L’agevolazione fiscale di cui si tratta è subordinata alla circostanza che le retribuzioni premiali siano erogate sulla base di accordi o contratti collettivi territoriali o aziendali, anche preesistenti, purché in corso di efficacia.
Pertanto, mentre in precedenza il riconoscimento, o meno, della detassazione sul salario di produttività dipendeva esclusivamente dalle valutazioni effettuate, in piena autonomia, dal datore di lavoro, ora tali valutazioni devono trovare conferma in sede di contrattazione collettiva territoriale o aziendale.

I premi di produttività possono trovare la loro fonte anche in accordi collettivi non cristallizzati in un documento cartaceo essendo sufficiente che il datore di lavoro attesti nel modello CUD che le somme sono state erogate a fronte di incrementi di produttività, in attuazione di quanto previsto da uno specifico accordo o contratto collettivo territoriale o aziendale, della cui esistenza, ove richiesto, dovrà essere fornita la prova.

Al fine di mantenere l’efficacia delle intese raggiunte in passato a livello nazionale, si è, inoltre, affermata la possibilità di stipulare appositi accordi territoriali quadro o aziendali, che disciplinino la materia recependo i contenuti dei CCNL di riferimento.