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Bocciare fa male

bocciatura1Secondo le conclusioni della ricerca sul Programma di valutazione dei sistemi educativi (Pisa) effettuata dall’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, le bocciature a scuola sono dannose, non soltanto per gli studenti ma anche per le casse dello stato.

Secondo l’OCSE: “il ritardo di un anno a entrare nel mondo del lavoro, infatti, comporta un aggravio al sistema economico di una nazione”. In Italia si stima che ogni bocciatura costi in media circa 8.000 euro.

Piuttosto che far ripetere l’anno scolastico, gli istituti dovrebbero organizzare corsi di recupero personalizzati o altre misure di sostegno per aiutare gli studenti a colmare le loro lacune.

Sempre secondo l’OCSE: “Nei paesi in cui un maggior numero di studenti ripete gli anni scolastici, la performance globale tende ad essere inferiore e il background sociale ha un impatto maggiore sui risultati di apprendimento”. Infatti la bocciatura “emargina ancora di più quei bambini o ragazzi con problemi scolastici. I ragazzi che devono ripetere l’anno non vengono quasi mai seguiti individualmente, perdono fiducia in se stessi e si allontanano dallo studio”.

La situazione appare ancor meno comprensibile se si considera che In Italia, quest’anno gli studenti bocciati alle superiori per una insufficienza in condotta sono stati circa 11.000. In altre parole, l’istruzione invece di essere considerata un prezioso e costoso servizio è trattata alla stregua di una pena da scontare. Studente fai attenzione che se ti comporti male verrà prolungata la tua “detenzione” presso la struttura scolastica. Incomprensibile.

Il test grafologico nella selezione

firmeIn Europa si sta diffondendo sempre di più lo studio della calligrafia nell’ambito della selezione del personale, soprattutto nei ruoli manageriali.

In tempi di crisi non si può sbagliare nella scelta delle posizioni chiave e per questo, oltre ai colloqui e ai test, si sta diffondendo l’analisi grafologica e psicologica per valutare le caratteristiche dei candidati.

Anche in Italia l’uso dell’esame grafologico si sta diffondendo, sebbene in ritardo rispetto a paesi come la Francia, dove oltre il 90% delle aziende sembra ne faccia uso.

Secondo i sostenitori di questo metodo, con l’analisi della scrittura è possibile ridurre l’errore nel processo di selezione, potendo capire meglio le potenzialità dello scrivente.

Sono soprattutto le società di selezione a proporre il test alle aziende, per valutare i punti di forza e di debolezza dei candidati.

I test grafologici si affiancano ai più tradizionali test comportamentali da sempre utilizzati dalle società di selezione del personale. Spesso si tratta di test a domanda multipla come l’MBTI o il Big Five Questionnaire, che servono a valutare, l’estroversione, la gradevolezza, la coscienziosità, l’apertura mentale, l’empatia, la capacità di leadership, la capacità di gestire lo stress, la capacità di lavorare in autonomia o in gruppo e altre caratteristiche ritenute importanti per la valutazione del candidato.

Assumere con i social network

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Sette direttori del personale su dieci vanno su Internet per cercare profili e notizie sui candidati prima di decidere l’assunzione
. Il dato emerge dall’indagine di Gidp, l’associazione dei direttori del personale.

Quello che cercano i selezionatori sono soprattutto informazioni sulla personalità del candidato. Vogliono capire se il suo stile di vita è coerente con la posizione e la filosofia aziendale.

Su Internet ci sono, infatti, molte informazioni utili proprio per individuare la personalità del candidato che ci si trova davanti.

Digitano sui motori di ricerca il nome e cognome di chi gli ha inviato un curriculum, i direttori del personale esaminano i dati pubblicati nei social network e verificano le competenze. In questo modo ottengono informazioni preziose sul candidato e non sempre quel che trovano piace loro.

Tra quello che sarebbe meglio evitare di scrivere ci sono soprattutto le opinioni negative e i commenti sul precedente datore di lavoro. Anche mentire su quanto scritto sul c.v. può essere un serio problema.

Le figure che vengono più attentamente esaminate sono quelle che devono ricoprire posizioni dirigenziali, anche perché su internet, soprattutto nei social network professionali, i responsabili del personale ricercano i profili della concorrenza. Informazioni preziose per la valutazione dei candidati e che prima d’ora era molto difficile ottenere.

In questo modo, le imprese possono costruire una rosa di candidati senza ricorrere a società specializzate o alla pubblicazione d’inserzioni, conseguendo un considerevole risparmio sui costi di selezione.

La bioedilizia

bioedilizia

Lo sviluppo dell’edilizia sostenibile (bioedilizia) porta con sé la richiesta di nuove figure professionali e l’esigenza, per i ruoli più tradizionali, di evolversi, per non perdere capacità attrattiva.

Il green building sta sostenendo il mercato dell’edilizia e per trovare lavoro nel settore è necessario un mix di competenze a livello di pianificazione del progetto, urbanistica, impiantistica e tecnologia dei materiali.

Tra le principali figure professionali coinvolte in quest’attività, troviamo l’architetto specializzato in biocompatibilità, che deve possedere una vasta conoscenza dei materiali eco-compatibili e del loro ambito di utilizzo, e il progettista d’impianti chiamato a integrare materiali e impianti, per rendere la costruzione conforme alle caratteristiche ambientali in cui deve essere inserita.

Cresce la richiesta di ingegneri esperti nella progettazione di edifici a basso impatto ambientale e di ingegneri esperti in impianti per la produzione di energia, oltre che di ingegneri con competenze in ambito commerciale, esperti nella vendita di strutture e impianti ad alto tasso di sostenibilità, soprattutto nel fotovoltaico. L’evoluzione del mercato sta cambiando le caratteristiche richieste ai professionisti, così ai tecnici commerciali sono richieste competenze nella definizione dei progetti, dei preventivi, nonché esperienza nella vendita.

La tutela dell’impatto ambientale da parte degli edifici non riguarda esclusivamente la fase di costruzione e o ristrutturazione. Nella vita dell’edificio è importante prestare attenzione anche ai consumi energetici. E’ in questo ambito che opera il facility manager, che ha il compito di ottimizzare gli spazi e minimizzare i consumi energetici. Di solito a svolgere questa funzione è un ingegnere specializzato in energy management.

Spesso il facility manager è affiancato dal tecnico per la verifica delle performance degli edifici, che ha il compito di effettuare stime del bilancio e dell’efficienza energetica dell’immobile, in ragione dei materiali e degli strumenti utilizzati per l’isolamento.