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L’appalto di manodopera

appalto

L’art. 18 del D. Lgs. 276/2003, prevede il reato di somministrazione abusiva di manodopera o reato di mediazione illecita sul mercato del lavoro (appalto di manodopera). Tale reato ricorre in tutte quelle situazioni nelle quali un datore di lavoro anziché assumere direttamente il personale di cui ha bisogno per la propria attività, si avvale di forza lavoro fornita da un terzo (diverso da un’agenzia di lavoro espressamente autorizzata) i cui dipendenti svolgono la prestazione a favore del primo.

Sia il fornitore di manodopera sia l’utilizzatore sono punti con la pena dell’ammenda di euro 50 per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di lavoro. Se vi è sfruttamento dei minori la pena è dell’arresto fino a 18 mesi e l’ammenda è aumentata fino al sestuplo.

L’intermediazione abusiva nelle prestazioni di lavoro era già prevista come reato nell’ordinamento giuridico nazionale dagli articoli 1 e 2 della legge 23 ottobre 1960, n. 1369 che punivano l’imprenditore e l’appaltatore con l’ammenda di lire 10.000 per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di lavoro.

Nel caso di somministrazione abusiva di manodopera si verifica la riconduzione automatica del rapporto di lavoro alle dirette dipendenze dell’utilizzatore.


Il ricorso a forme di somministrazione di manodopera non è di per sé stesso contra legem.
E’ illecita l’interposizione:
- attuata da soggetto non autorizzato;
- posta in essere al di fuori dei limiti e delle condizioni previste dalla legge;
- elusiva di norme inderogabili di legge o di contratto a tutela dei lavoratori.

Il lavoro occasionale

accordo


Le prestazioni occasionali
sono attività lavorative di natura autonoma realizzate senza il vincolo della subordinazione e con il carattere dell’occasionalità e possono riguardare qualsiasi genere di attività lavorativa, purchè di natura autonoma.
Non è richiesta l’apertura di una partita IVA e il corrispettivo versato dal datore di lavoro è soggetto ad una ritenuta d’acconto del 20%.
La durata del contratto, al servizio dello stesso committente, non può superare i 30 giorni nello stesso anno solare e il compenso non può superare i 5mila euro.
Nel caso il reddito annuo sia superiore a tale cifra vi è l’obbligo di iscrizione nella gestione separata INPS prevista per i collaboratori.

Il lavoro occasionale accessorio riguarda prestazioni di natura occasionale svolte da persone non ancora entrate nel mercato del lavoro (disoccupati, casalinghe, disabili) o in procinto di uscirne (pensionati) o ancora da soggetti a rischio di esclusione sociale.
Solo alcune attività possono essere regolate da questa forma di contratto come:
- Piccoli lavori domestici a carattere straordinario, come l’assistenza ai bambini, alle persone anziane, ammalate o con handicap.
- L’insegnamento privato.
- I piccoli lavori di giardinaggio e manutenzione di edifici.
- La collaborazione a manifestazioni culturali, sociali o sportive.
- La collaborazione con associazioni di volontariato ed enti pubblici per l’esecuzione di lavori di solidarietà o di emergenza .

L’attività occasionale di tipo accessorio non deve superare i 30 giorni in un anno solare, anche se a favore di più committenti, e i compensi per tale attività complessivamente non devono superare i 3000 euro.

L’associazione in partecipazione

Young workgroup

L’associazione in partecipazione è un contratto con il quale una parte (l’associante) attribuisce ad un’altra (l’associato) il diritto ad una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno o più affari, dietro il corrispettivo di un apporto da parte dell’associato.
Tale apporto può assumere diverse forme: apporto di lavoro, apporto di capitale (beni o danaro), apporto misto lavoro-capitale.

L’ASSOCIATO
Nel contratto di associazione in partecipazione, l’associato è colui che offre un determinato apporto (lavoro, capitale o entrambi), e in cambio acquisisce il diritto di partecipare agli utili conseguiti dall’impresa o dal compimento di uno specifico affare. L’associato partecipa all’impresa ma la conduzione dell’impresa o dell’affare spetta all’associante. L’art. 2553 c.c. stabilisce che “salvo patto contrario, l’associato partecipa alle perdite nella stessa misura in cui partecipa agli utili, ma le perdite che colpiscono l’associato non possono superare il valore del suo apporto“. Questo significa che se l’impresa produce degli utili, l’associato ha diritto a parteciparvi, se l’impresa va in perdita, l’associato che abbia prestato il proprio lavoro, non conseguirà alcun guadagno. Il compenso periodico percepito dall’associato deve essere considerato come un acconto in attesa della determinazione complessiva dell’utile che verrà effettuata a fine anno.

L’ASSOCIANTE
Nel contratto di associazione in partecipazione, l’associante è colui che, in cambio di un apporto dell’associato, divide parte degli utili della propria impresa o quelli derivanti da un singolo affare. L’associante mantiene la titolarità esclusiva dell’impresa e rimane l’unico soggetto che acquisisce e risponde delle obbligazioni assunte dall’impresa. L’associante non può attribuire altre partecipazioni senza il consenso dell’associato.

DIFFERENZE CON IL RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO
Il contratto di associazione in partecipazione si differenzia in modo sostanziale dal rapporto di lavoro subordinato in quanto l’associato in partecipazione:
- non è subordinato a un datore di lavoro, ma solo alle direttive generali dell’imprenditore;
- non ha diritto a una retribuzione minima garantita ma partecipa al rischio dell’impresa potendo non conseguire alcun guadagno.

ASPETTI FISCALI
I compensi percepiti dall’associato sono considerati reddito da lavoro autonomo, nel caso in cui l’apporto sia costituito da prestazione di lavoro, o redditi di capitale nel caso di apporto di beni o misto beni-lavoro. Se l’associato è una persona fisica che apporta esclusivamente il proprio lavoro e non svolge altra attività di lavoro autonomo, i compensi percepiti non sono soggetti a IVA, questo significa che l’associato, se non svolge altra attività di lavoro autonomo, non deve aprire partita IVA.

TUTELE PREVIDENZIALI E ASSICURATIVE
L’associato, se persona fisica che presta solo il proprio lavoro, avrà l’obbligo di iscrizione alla gestione separata dell’Inps. Per i soggetti che non hanno altra tutela previdenziale obbligatoria, l’aliquota è pari al 27,72%, per gli altri soggetti è pari al 17% . Il contributo deve essere versato dall’associante ed è ripartito tra le parti nella misura del 55% a carico dell’associante e del 45% dell’associato.

Il co.co.pro.

precario-675

Il contratto di collaborazione a progetto (co.co.pro.) è un regolato dal D.Lgs 276/03 ed è stato pensato con l’intento di limitare l’uso di quelle collaborazioni coordinate e continuative (dette co.co.co.) dietro cui spesso si celavano rapporti di lavoro dipendenti.

Il collaboratore a progetto non è un lavoratore dipendente ma autonomo e la sua attività deve consistere in  uno o più progetti specifici o programmi di lavoro o fasi di esso, determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato, nel rispetto del coordinamento con l’organizzazione del committente e indipendentemente dal tempo impiegato per l’esecuzione dell’attività lavorativa.

La forma del contratto a progetto deve essere scritta (la forma scritta è essenziale per dimostrare l’esistenza o meno del progetto ) e deve indicare:
-la durata della prestazione;
-la definizione del progetto;
-la retribuzione o i criteri per la sua determinazione;
-le modalità del coordinamento con il committente;
-le misure di tutela della salute e della sicurezza del lavoratore a progetto.

La legge non prevede una durata massima del rapporto di lavoro a progetto. Essa può essere determinata o determinabile in funzione alle caratteristiche del progetto o dell’interesse del datore di lavoro a continuarlo. I contratto si risolve alla scadenza o comunque al momento della realizzazione del progetto. La legge non pone limiti alla successione di contratti a progetto, quindi ad un lavoratore possono essere stipulati più contratti a progetto consecutivi.

Per eventuali malattie e infortuni il contratto prevede un periodo massimo di assenza non retribuita di 30 giorni, per contratti con scadenza determinabile, o di un sesto della durata prevista, per i contratti con termine prestabilito.
In caso di gravidanza la durata del rapporto di lavoro è prorogata di 180 giorni, salvo altri accordi migliorativi.

Il collaboratore ha l’obbligo d’iscrizione alla gestione separata dell’Inps. Per i soggetti che non hanno altra tutela previdenziale obbligatoria, l’aliquota è pari al 26,72%, per gli altri soggetti è pari al 17%. Il contributo deve essere versato dal datore di lavoro ed è ripartito tra le parti nella misura di 1/3 a carico del collaboratore e 2/3 a carico dell’azienda.