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Il colloquio di selezione

dirigenteLa finalità del selezionatore é quella di ottenere il maggior numero di informazioni sulle caratteristiche personali del candidato e sulla sua motivazione a ricoprire il ruolo proposto.

Durante il colloquio vengono valutate, altresì, le competenze del candidato e la rispondenza del profilo alla posizione da ricoprire.

Un candidato sovradimensionato rispetto al ruolo, come pure sottodimensionato, è infatti un rischio sia per l’azienda che per il candidato. L’azienda corre il rischio di non poter soddisfare i propri obiettivi organizzativi o di dover gestire un dipendente scontento. Il candidato rischia di rinunciare a un posto di lavoro più interessante oppure di non essere riconfermato alla fine del periodo di prova.

Le regole da seguire per il candidato

  1. Essere certi del nome del selzionatore, dell’ora e del luogo del colloquio.
  2. Presentarsi in modo ordinato e conforme al tipo di posizione da ricoprire.
  3. Presentarsi al colloquio con più informazioni possibili sull’azienda.
  4. Preparare una scaletta degli argomenti da affrontare: studi, esperienze, competenze, caratteristiche personali.
  5. Preparasi in anticipo sulle possibili domande a cui rispondere.
  6. Prestare attenzione a quello che dice l’esaminatore, pensando a lui come a un potenziale cliente di cui dovete conquistare la fiducia.
  7. Condurre il colloquio in modo attivo, facendo domande all’interlocutore.
  8. Mostrare interesse e motivazione, mantenendo un atteggiamento sicuro e composto.

Perché gli ingegneri si siedono come scimpanzé…

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Nel loro libro dal titolo “Perché gli ingegneri si siedono come scimpanzé e le prof parlano con le ginocchia”, (edito da Rizzoli) i coniugi Allan e Barbara Pease, psicoterapeuti australiani, svelano i trucchi per avere successo ai colloqui ed essere vincenti in ambito lavorativo.

«Il modo di sedersi, di muovere le gambe sotto la scrivania, la scelta di un vestito o di un cellulare recano tutti un preciso significato che è fondamentale conoscere e padroneggiare».

Le relazioni interpersonali sul luogo di lavoro sono molto importanti e spesso è la prima impressione quella che conta. Per questo non si può improvvisare.

Con l’aiuto di disegni e illustrazioni, i Pease spiegano come interpretare gli atteggiamenti delle persone che abbiamo di fronte e come comportarci per indurre negli altri le rea­zioni che desideriamo.

E allora per le donne è sempre consigliato un trucco leggero. Bene i tacchi alti ma senza esagerare. Per gli uomini, evitare la stretta di mano con presa a “pesce morto” ma anche a “tenaglia”.

Le persone alte hanno maggior successo nella vita professionale, per cui se siete bassi restate in piedi se dovete fare una presentazione e regolate la vostra sedia per aumentate l’altezza percepita dagli altri.

Allan e Barbara Pease, esperti in linguaggio del corpo e rapporti di coppia, sono famosi in tutto il mondo per i loro manuali che hanno venduto oltre venticinque milioni di copie e sono stati tradotti in cinquanta lingue.

Le domande chiave nel colloquio di lavoro

Un’indagine realizzata dalla società di recruiting specializzato Robert Half, condotta su 650 dirigenti, ha analizzato i comportamenti dei selezionatori di azienda in occasione del colloquio di lavoro. L’indagine ha cercato di capire quali siano le domande che i selezionatori ritengono più importanti ai fini della comprensione della natura di un candidato.

Sono spesso dei quesiti generici i più usati dai selezionatori per scoprire quello che non si può indagare direttamente.

L’intervistatore usa le domande generiche per sondare alcune abilità dei candidati che è difficile indagare direttamente, come, per esempio, la capacità di analisi, l’attitudine alla sincerità, l’ambizione. Rispondere in maniera non appropriata a queste domande può compromettere l’andamento del colloquio.

In cima alla lista c’è la domanda: “Mi parli brevemente di sé”. Per gli autori dell’indagine quello che non si deve assolutamente fare è parlare della propria vita privata. Tanto più la domanda è generica, tanto più è meglio essere precisi e concisi. Frasi concise ma dettagliate che descrivano le esperienze maturate e i risultati ottenuti.

C’è poi la domanda: “Perché vorrebbe lavorare per la nostra società?”. In questo caso si sconsiglia di fare considerazioni basate sul proprio bilancio personale sottolineando di essere attratti dallo stipendio e dai benefit offerti. Molto meglio è mostrare di conoscere con profondità le aree di attività dell’impresa e le sue strategie di mercato.

Alla domanda: “Qual è il suo principale punto debole?”, gli esperti consigliano di evitare di enunciare un finto difetto ma allo stesso tempo di evitare di essere eccessivi elencandone un numero troppo elevato

Alla domanda: “Dove vede se stesso tra cinque anni?” è bene cercare di apparire ambiziosi pur mantenendo un atteggiamento di realismo. Si può citare il desiderio di crescere professionalmente, oppure sottolineare il desiderio continuo di apprendere. Si sconsiglia di raccontare sogni e ambizioni lontane dal realismo aziendale.

Alla domanda: “Perché desidera lasciare la società per la quale sta attualmente lavorando?”, poiché chi assume non vuole correre il rischio di vedersi lasciato dopo solo qualche mese, si consiglia di non mostrare mai rancore o risentimento nei confronti dell’attuale datore di lavoro e piuttosto sottolineare come si intende invece cogliere una grande opportunità.