Category Archives: Pubblicazioni

I belli guadagnano di più

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Secondo Daniel Hamermesh, economista dell’University of Texas, “Le persone oggettivamente belle fanno carriera più facilmente e guadagnano di più”. Nel suo ultimo libro “Beauty Pays – Why Attractive People Are More Successful” (edito dalla Princeton University Press), Hamermesh ha lanciato una proposta: visto che i belli guadagnano di più, perché non pensare a un risarcimento a favore dei brutti?

L’economista ha calcolato che le donne belle guadagnano l’8% e gli uomini il 4% in più delle colleghe e dei colleghi meno avvenenti, e che gli uomini brutti subiscono una penalizzazione del 13% in busta paga.

Restringendo il campo di ricerca al volto, Hamermesh ha cercato di dimostrare che chi ha la fortuna di nascere bello guadagna di più, trova più facilmente lavoro, fa carriera più velocemente e incontra anche prima l’anima gemella. “Riassumendo, per un uomo è più importante essere bello nel lavoro, mentre per una donna nella vita privata”.

Anche Timothy Judge dell’Università della Florida è arrivato alle stesse conclusioni, dimostrando che la bellezza aiuta nel lavoro aumentando l’autostima e l’attenzione da parte degli altri.

Sconsigliato il ricorso alla chirurgia estetica perché, sempre secondo Hamermesh, per ogni dollaro speso il ritorno economico è di appena 4 centesimi.

Il trovalavoro. Manuale di sopravvivenza

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Si intitola “Il trovalavoro. Manuale di sopravvivenza”, il libro di Richard Nelson Bolles (pubblicato da Sonda). Bolles è anche l’autore di “Ce l’hai il paracadute?”, la guida al lavoro più venduta al mondo, con oltre 10 milioni di copie in 26 paesi. “Sentivo che c’era bisogno di un testo più breve e meno costoso , in grado di aiutare chi si trova con l’acqua alla gola durante la ricerca di un’occupazione in questa fase di severa recessione economica”.

“Il principio base – spiega Bolles – è che più consistente è la forza lavoro, più posti vacanti si creano, a causa di fattori umani come il fatto che le persone si stanchino del proprio lavoro, vengano promosse, si trasferiscano altrove, si ammalino, vadano in pensione, muoiano improvvisamente. Inoltre, accanto a quelli vacanti, ci sono nuovi posti di lavoro che vengono continuamente generati dalla creatività e dalle nuove invenzioni, grazie al contributo dei progressi dell’informatica e delle nuove tecnologie”.

Secondo Bolles, per trovare lavoro occorre soprattutto lavorare sodo, perché cercarsi un’occupazione implica tempo, perseveranza e un’analisi continua di se stessi, delle proprie competenze e di come il mercato del lavoro sta cambiando.

Sono molti i modi di trovare lavoro. I cinque metodi migliori consigliati da Bolles sono: chiedere informazioni a familiari, amici, ex colleghi (una soluzione valida soprattutto in Italia, dove la conoscenza è il canale di assunzione più diffuso); bussare alla porta di aziende e di uffici; consultare le Pagine gialle, per individuare la aziende che più interessano e poi chiamarle o andarci di persona ; ancora meglio, fare quest’ultima operazione in gruppo, scambiandosi informazioni e consigli con altre persone.

Il metodo in assoluto peggiore è inviare il proprio curriculum alla cieca per ottenere un colloquio: funziona solo nel 7% dei casi.

Il cv va fatto nella maniera più precisa possibile, ma bisogna considerare che oggi, il vero curriculum è quello che si trova online ed è costituito dalle tante tracce che ognuno di noi si lascia dietro navigando su internet.

Ma, per l’autore, il metodo in assoluto più efficace è lavorare su se stessi, per capire in maniera chiara cosa si vuole, cosa si ha da offrire e cosa si sta cercando. “Non dovreste decidere che lavoro volete fare fino a quando non avrete capito chi siete esattamente”. Avere una visione dettagliata del proprio obiettivo aiuta a raggiungerlo molto più facilmente.

Perché gli ingegneri si siedono come scimpanzé…

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Nel loro libro dal titolo “Perché gli ingegneri si siedono come scimpanzé e le prof parlano con le ginocchia”, (edito da Rizzoli) i coniugi Allan e Barbara Pease, psicoterapeuti australiani, svelano i trucchi per avere successo ai colloqui ed essere vincenti in ambito lavorativo.

«Il modo di sedersi, di muovere le gambe sotto la scrivania, la scelta di un vestito o di un cellulare recano tutti un preciso significato che è fondamentale conoscere e padroneggiare».

Le relazioni interpersonali sul luogo di lavoro sono molto importanti e spesso è la prima impressione quella che conta. Per questo non si può improvvisare.

Con l’aiuto di disegni e illustrazioni, i Pease spiegano come interpretare gli atteggiamenti delle persone che abbiamo di fronte e come comportarci per indurre negli altri le rea­zioni che desideriamo.

E allora per le donne è sempre consigliato un trucco leggero. Bene i tacchi alti ma senza esagerare. Per gli uomini, evitare la stretta di mano con presa a “pesce morto” ma anche a “tenaglia”.

Le persone alte hanno maggior successo nella vita professionale, per cui se siete bassi restate in piedi se dovete fare una presentazione e regolate la vostra sedia per aumentate l’altezza percepita dagli altri.

Allan e Barbara Pease, esperti in linguaggio del corpo e rapporti di coppia, sono famosi in tutto il mondo per i loro manuali che hanno venduto oltre venticinque milioni di copie e sono stati tradotti in cinquanta lingue.

Il mio capo è un bastardo

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“Il mio capo è un bastardo” di Richard Maun (edito da Piemme), contiene consigli che l’autore ha testato personalmente, su come mettersi in proprio, sfuggendo alla crisi e agli sbalzi d’umore dei propri superiori.

Scrive l’autore: “Questo libro vuole aiutarvi ad affrontare il passaggio da esausti schiavi della busta paga a lavoratori autonomi liberi ed entusiasti, sia che sognate di fare il fiorista, l’idraulico, il consulente, o qualsiasi altra attività dove non si debba rendere conto a un odioso babbeo di un manager e dove siete liberi dai ceppi delle valutazioni annuali”.

“Un mondo dove i direttori del personale sono solo un ricordo lontano. Un mondo dove potete decidere che tipo di telefono comprare e dove non sarete costretti a usarlo per fare rapporto a un capo bastardo e inetto, perché non ne avrete più uno”.

Secondo l’autore, diventare capi di se stessi non solo è possibile, ma addirittura auspicabile. Da manager aziendale a manager di se stesso.

Il primo passo da fare, però, è non abbandonarsi all’emotività. Lasciare il posto di lavoro è utile solo se si ha un progetto e se si è in grado di fare una attenta e obiettiva autovalutazione delle proprie capacità.

Il libro contiene anche un “kit di pianificazione personale”: 18 schede operative, dove annotare tutto ciò che riguarda la propria futura attività. Si va dalla lista dei contatti da inserire nel proprio “fan club” all’annotazione dei punti di forza del proprio business, dalle proiezioni su budget e fatturato alle informazioni sui propri possibili clienti o concorrenti. Un quadro strutturato di come s’immagina il proprio futuro professionale, da tenere sempre sottocchio per non smarrire la strada.