Category Archives: Contratti di lavoro

Il patto di non concorrenza

accordo


Il patto di non concorrenza ha la finalità di estendere, oltre la cessazione del rapporto di lavoro, il vincolo di non concorrenza
.

I requisiti di legittimità sono stabiliti in modo tassativo dall’art. 2125 c.c. che dispone che “Il patto con il quale si limita lo svolgimento dell’attività del prestatore di lavoro, per il tempo successivo alla cessazione del contratto, è nullo se non risulta da atto scritto, se non è pattuito un corrispettivo a favore del prestatore di lavoro e se il vincolo non è contenuto entro determinati limiti di oggetto, di tempo e di luogo. La durata del vincolo non può essere superiore a cinque anni, se si tratta di dirigenti, e a tre anni negli altri casi. Se è pattuita una durata maggiore, essa si riduce nella misura suindicata.”

Può essere stipulato in qualunque momento, contestuale o successivo alla stipulazione del contratto di lavoro, e persino dopo la cessazione del rapporto di lavoro.

La forma scritta, non è surrogabile neppure da eventuali previsioni della contrattazione collettiva poiché l’accordo è espressione di autonomia individuale.

Problemi interpretativi sorgono con riguardo ai requisiti relativi l’attività, il luogo e il compenso, stante l’indeterminatezza contenutistica che li caratterizza. Prendendo le mosse dal corrispettivo, la cui funzione è di fornire una sorta di riparazione del pregiudizio subito dal lavoratore, il vero punto inderogabile è costituito dalla congruità rispetto al sacrificio imposto.

Più complessa appare la determinazione dei limiti di oggetto, fermo restando che in ogni caso la prescritta restrizione del patto di non concorrenza deve essere precisa e non generica, né può mai rivelarsi tale da comprimere l’esplicazione della concreta professionalità del lavoratore in limiti che non salvaguardino un margine di attività sufficiente per il soddisfacimento delle esigenze di vita  e di guadagno del lavoratore.

La revocabilità delle dimissioni

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Le dimissioni
hanno effetto quando giungono a conoscenza del datore di lavoro; conseguentemente, da quel momento non possono più essere revocate senza il consenso del datore di lavoro (Cassazione 20/11/90 n. 11179).

Esistono però dei casi, individuati dalla giurisprudenza, nei quali è possibile revocare le dimissioni con il conseguente ripristino del rapporto di lavoro, anche senza il consenso del datore di lavoro.

Sono annullabili le dimissioni rassegnate dal lavoratore che si trovava in uno stato di  incapacità di intendere e di volere. E’ stato precisato che non è necessaria la totale privazione di tali facoltà ma è sufficiente la loro menomazione, comunque tale da impedire la formazione, da parte del lavoratore, di una volontà cosciente.

Un’altra ipotesi ricorre allorquando le dimissioni siano state rassegnate dal dipendente a seguito di indebite pressioni esercitate da datore di lavoro e configurabili alla stregua di una violenza morale. E’ il caso, per esempio, del datore di lavoro che prospetta al lavoratore le dimissioni in alternativa al licenziamento o alla denuncia penale. Più in generale, tale ipotesi ricorre quando il datore di lavoro si proponga di ottenere ingiusti vantaggi, prospettando le dimissioni come alternativa all’esercizio di un proprio diritto .

Un’ultima ipotesi è configurabile in caso di dolo del datore di lavoro, allorché quest’ultimo abbia indotto il lavoratore alle dimissioni, per mezzo di una falsa rappresentazione della realtà.

Il lavoro occasionale

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Le prestazioni occasionali
sono attività lavorative di natura autonoma realizzate senza il vincolo della subordinazione e con il carattere dell’occasionalità e possono riguardare qualsiasi genere di attività lavorativa, purchè di natura autonoma.
Non è richiesta l’apertura di una partita IVA e il corrispettivo versato dal datore di lavoro è soggetto ad una ritenuta d’acconto del 20%.
La durata del contratto, al servizio dello stesso committente, non può superare i 30 giorni nello stesso anno solare e il compenso non può superare i 5mila euro.
Nel caso il reddito annuo sia superiore a tale cifra vi è l’obbligo di iscrizione nella gestione separata INPS prevista per i collaboratori.

Il lavoro occasionale accessorio riguarda prestazioni di natura occasionale svolte da persone non ancora entrate nel mercato del lavoro (disoccupati, casalinghe, disabili) o in procinto di uscirne (pensionati) o ancora da soggetti a rischio di esclusione sociale.
Solo alcune attività possono essere regolate da questa forma di contratto come:
- Piccoli lavori domestici a carattere straordinario, come l’assistenza ai bambini, alle persone anziane, ammalate o con handicap.
- L’insegnamento privato.
- I piccoli lavori di giardinaggio e manutenzione di edifici.
- La collaborazione a manifestazioni culturali, sociali o sportive.
- La collaborazione con associazioni di volontariato ed enti pubblici per l’esecuzione di lavori di solidarietà o di emergenza .

L’attività occasionale di tipo accessorio non deve superare i 30 giorni in un anno solare, anche se a favore di più committenti, e i compensi per tale attività complessivamente non devono superare i 3000 euro.

Le agenzie per il lavoro

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Le Agenzie per il lavoro, conosciute anche come Agenzie di lavoro interinale o Agenzie di somministrazione lavoro, possono essere di grande aiuto nella ricerca di lavoro poiché è ad esse che si rivolgono le aziende quando hanno bisogno di trovare rapidamente personale. Per questo motivo presentare la propria candidatura alle Agenzie può essere molto utile quando si cerca lavoro.

La Somministrazione di lavoro è una forma di lavoro subordinato introdotta dal D. lgs. n° 276/2003 e sostituisce il rapporto di lavoro interinale istituito dalla legge n° 196/1997.

La somministrazione di lavoro prevede il coinvolgimento di tre soggetti:
- il somministratore, un’Agenzia per il lavoro autorizzata dal Ministero del Lavoro che stipula un contratto con un lavoratore;
- l’utilizzatore, un’azienda pubblica o privata che necessita di tale figura professionale;
- il lavoratore.

Tra questi tre soggetti vengono stipulati due diversi contratti:
- il contratto di somministrazione di lavoro, concluso tra Agenzia e azienda
- il contratto di lavoro concluso tra Agenzia e lavoratore.

Con questa modalità contrattuale, una azienda può rivolgersi a un un’agenzia per il lavoro per utilizzare il lavoro di una persona assunta però dall’Agenzia.
In ogni caso, il rapporto lavorativo è tra il lavoratore e l’Agenzia per il lavoro che per legge dovrà riconoscere al lavoratore lo stesso trattamento economico e normativo previsto per i dipendenti dell’azienda utilizzatrice.

Per il contratto di somministrazione è richiesta la forma scritta, in mancanza della quale il contratto è nullo e i lavoratori sono definiti dalla legge come dipendenti dell’azienda utilizzatrice.

Il lavoratore è alle dipendenze del somministratore ma svolge la propria attività nell’interesse e sotto la direzione ed il controllo dell’azienda utilizzatrice.

Il contratto di somministrazione a tempo determinato può essere stipulato per:
- far fronte a esigenze di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all’ordinaria attività dell’utilizzatore
- esigenze temporanee, indicate dalle clausole dei contratti collettivi che avranno efficacia fino alla loro naturale scadenza

L’agenzia per il lavoro offre, di norma, contratti a tempo determinato, sia tempo parziale (part time) che a tempo pieno (full time).
I contratti sono della durata massima di 12 mesi. Ogni contratto può essere oggetto al massimo di quattro proroghe della durata massima di 6 mesi ciascuna.

La somministrazione di lavoro a tempo indeterminato è ammessa esclusivamente per i casi elencati dal D. Lgs. 276/2003 art. 20 c. 3, e in tutti gli altri casi previsti dai contratti collettivi di lavoro nazionali o territoriali, stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative.